martedì 6 settembre 2011

Un terzo degli europei, tra ansia e depressione

I dati più recenti, pubblicati dall’European Brain Council e l’European College of Neuropsychopharmacology, stimano una cifra che si aggira attorno ai 160 milioni di persone, in Europa, affette da disturbi neurologici, pari a oltre un terzo della popolazione.

Durante lo studio, condotto dallo psicologo Hans-Ullrich Wittchen della Technical University of Dresden in Germania, sono stati raccolti per tre anni, da precedenti pubblicazioni scientifiche, i dati relativi all’incidenza e alla prevalenza di questi disturbi nelle 27 nazioni UE e in Svizzera, Norvegia e Islanda. Gli stati d’ansia sembrano essere quelli più diffusi, colpendo il 14% della popolazione, seguiti da insonnia con il 7% e depressione con il 6,9%. Tra di essi, sono stati valutati anche disturbi psichiatrici come la schizofrenia e malattie neurologiche come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla e le forme di dipendenza.

Qualcuno forse potrà non esserne sorpreso, considerando la frenesia e lo stress a cui la società moderna ci sottopone quotidianamente. Non c’è però da confondere il malcontento e l’insoddisfazione generale con la patologia, perché si parla spesso di questi disturbi senza ben conoscerne il quadro clinico e i sintomi. Più allarmante, oltre alle statistiche di prevalenza, è l’approccio al problema sanitario: come sottolineato dalla pubblicazione su Nature, meno di un terzo di chi soffre di disturbi neurologici riceve le terapie adeguate. Insufficienza delle strutture o sottostima? Probabilmente entrambe, come sottolineano gli autori. Colpa della natura di questi disturbi che, essendo molto complessi, sono difficili da diagnosticare entro un anno dall’insorgenza dei primi sintomi. Complice anche un certo stigma, che induce a sottovalutare il problema con delle conseguenze ancora peggiori: alcuni disturbi, come ad esempio l’ansia, possono degenerare, se trascurati, in altre condizioni patologiche come la depressione. La ricerca necessita di un potenziamento in questa direzione e si chiedono maggiori investimenti, nella logica che curare una famiglia di patologie che interessano una percentuale così alta della popolazione costa di più che trascurarle: l’impatto economico sociale, valutato in termini di anni spesi in stato di malattia, infatti, è in questi casi elevatissimo.

Foto: Flickr

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