venerdì 23 settembre 2011

Troppo traffico? Astenersi i cardiopatici

Le domeniche ecologiche o gli interventi di viabilità limitata ci insegnano, ormai da anni, che l’inquinamento urbano dovuto allo smog è dannoso per la nostra salute. In cima alla lista delle possibili conseguenze, problemi respiratori e malattie cardiovascolari di cui il particolato atmosferico (PM), cioè la quantità di particelle volatili emesse nell’atmosfera da scarichi diesel o caldaie di riscaldamento, costituisce un fattore di rischio. C’è quindi da tapparsi in casa, per tutelarci?

Lo studio del British Medical Journal

Non c’è da essere così estremi, ma sicuramente chi è soggetto a problemi di cuore deve fare più attenzione all’esposizione al traffico urbano. I ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine hanno indagato, in uno studio trasversale stratificato nel tempo, gli effetti di PM10, ozono, monossido di carbonio (CO), biossido di azoto (NO2) e di zolfo (SO2) a breve termine, cioè nelle prime sei ore dall’esposizione allo smog. I dati, raccolti in 15 aree urbane tra Inghilterra e Galles, hanno valutato se l’esposizione agli inquinanti atmosferici avesse accelerato l’attacco miocardico in 79.288 individui colpiti da infarto tra il 2006 e il 2009. Una maggiore influenza sulla salute delle coronarie sembra averla la quantità di PM10, il cui impennarsi aumenterebbe addirittura del 5% questo rischio.

Mal di cuore, ma non per tutti

Gli inglesi, del resto, avevano già intuito la pericolosità dell’inquinamento dovuto al traffico eccessivo quando coniarono il termine. Il fumo di Londra, che arrivava quasi a confondersi con la tipica nebbia english-style, è stata causa di migliaia di morti dovute proprio ai livelli di emissioni industriali di carbone nel secondo dopoguerra (nel 1952 ci fu il Big Smoke, cioè un’impennata di particolato dovuto ai riscaldamenti, a carbone appunto, che causò oltre 12 mila morti). Gli effetti sull’apparato respiratorio sono intuibili: basti pensare al naso che pizzica quando attraversiamo una strada trafficata, così possiamo immaginarci i danni che possono fare queste particelle ai nostri polmoni. L’irritazione alla gola o un acuirsi dell’asma, in chi ne soffre, sono solo alcuni tipici sintomi dovuti all’inquinamento e si innescano subito dopo l’esposizione allo smog eccessivo. Gli effetti a breve termine sul cuore, secondo quanto spiegano i ricercatori londinesi, interessano per lo più i soggetti già ad alto rischio cardiovascolare. In sostanza, quelli che sarebbero andati incontro a un infarto, sia che avessero abitassero in città o in campagna esposti a qualsiasi livelli di particolato atmosferico. L’esposizione al PM10&Co., ha dato un’accelerata al disturbo cardiaco, aumentando la probabilità che l’attacco avvenisse subito dopo aver respirato troppo smog. Subito, nel giro di 1-6 ore, passate le quali il rischio si normalizza. L’associazione tra inquinamento atmosferico e infarto miocardico è stata valutata su persone colpite da attacco cardiaco e non su una popolazione sana.

Non c’è quindi da immaginarsi di rischiare la vita se, in perfetta salute, camminiamo in città nelle ore di punta per il traffico urbano. Almeno non a causa di un infarto, s’intende. Ciò che ci possiamo aspettare, da una vita di città dove si fa ancora troppo poco per mantenere l’aria pulita (leggevo gli ultimi dati di Legambiente e Aci, che hanno incoronato Torino la città italiana più irrespirabile con 82 giorni di valori di PM10 oltre il limite consentito nel 2010, seguita a ruota da Milano e Roma: in pratica, oltre due mesi e mezzo a elemosinare ossigeno), sono gli effetti a lungo termine, che purtroppo coinvolgono tutti. Anche se gli studiosi non sono ancora riusciti a spiegarci, nel dettaglio, come facciano queste particelle a rovinarci il cuore dopo anni passati a respirare smog, possiamo immaginarci da soli che l’aria irrespirabile non ci fa molto bene. E non ci aiuterà a tenerci stretta la nostra salute.

Foto: Flickr

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