giovedì 27 ottobre 2011

Trapianti: a chi piace la storia a lieto fine

Il Centro Nazionale Trapianti parla di numeri ‘incoraggianti’: rispetto all’anno precedente, nel 2011 sono stati effettuati 16 trapianti d’organo in più, con una crescita del +1,6%. Numeri che corrispondono, come sempre nelle statistiche in medicina, a fatti reali. E in questo caso i fatti sono la morte di qualcuno e la rinascita di qualcun’altro. Fa paura, vero? Talmente tanto, da innescare sentimenti contrastanti: quasi come se non fosse una notizia a mezzo sorriso quella che sempre più persone decidano, da vive, di donare un pezzo di sè, quando non sono più vive. Eppure viviamo anestetizzati dall’immagine della morte. La vediamo, in diretta, e ci viene addirittura data la possibilità di rivederla, nel caso ce la fossimo persa, con foto, video, link. Sembra che la morte, a molti, non faccia così paura quanto scegliere di prestare la vita a qualcun altro.

A Milano, poco più di una settimana fa, di trapianti ne sono stati eseguiti 4, in meno di 24 ore. La ‘notte speciale’, l’hanno definita le équipe mediche dell’Ospedale Niguarda guidate dai primari, Luigi Martinelli e Luciano De Carlis.

2 trapianti di cuore, 2 trapianti di fegato.

2 èquipe per la cardiochirurgia con 3 chirurghi, 2 anestesisti, 2 perfusionisti, 3 infermieri.

1 èquipe per i trapianti di fegato, impegnata in 2 interventi a distanza di poche ore.

4 le persone a cui è stata ‘prestata’ al vita.

17, gli anni della paziente più giovane.

65, quelli del più anziano.

Tante le persone coinvolte nella staffetta tra la morte e la vita nella stessa notte.

La scrivo perché, quando mi è arrivato il comunicato stampa, mi è sembrata una bella storia di numeri. Anche se non sono solo numeri ma è qualcosa di più.

Foto: Flickr

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