mercoledì 21 settembre 2011

Essere esclusi fa male? Come schiacciarsi un dito.

Lo abbiamo sperimentato tutti, anche più di una volta nella vita, che le emozioni possono farci male anche a livello fisico. Smascherare un fidanzato traditore, essere vittima di pettegolezzi maligni oppure essere bidonati dal gruppo di amici ci fa male, e anche tanto. Ma siamo forse noi a prendercela troppo, a essere ipersensibili? Sembra di no, almeno così ci rassicurano i risultati di questa ricerca condotta dal dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca, in collaborazione con la University of North Florida e la Purdue University, che fornisce qualche dettaglio in più sul legame tra dolore dell’anima e quello del fisico.

Gli psicologi lo definiscono dolore sociale ed è quello che ci colpisce quando ci sentiamo esclusi, quando proviamo un senso di disagio emotivo legato a un evento particolare. Secondo i dati raccolti da questo studio, pubblicato sull’European Journal of Social Psychology, la percezione di una sofferenza emotiva attiverebbe lo stesso circuito neuronale del dolore fisico, causato per esempio da una scottatura o un dito schiacchiato. A questa conclusione si è giunti attraverso due esperimenti a cui hanno partecipato 215 studenti ventenni della Purdue University. Nel primo è stato chiesto ai partecipanti, suddivisi in tre gruppi, di rievocare rispettivamente un’esperienza passata di dolore sociale, di dolore fisico oppure di una situazione di routine quotidiana priva di un episodio negativo. Successivamente, tutti i partecipanti hanno completato un questionario di autovalutazione per descrivere le percezioni legate a quella situazione in particolare. Anche nel secondo esperimento sono state messe a confronto le emozioni suscitate da un dolore sociale o fisico, suddividendo i partecipanti in due gruppi: in uno, coinvolto in un gioco online che permette di includere o escludere un giocatore da un’interazione sociale, è stata ricreata la situazione della sofferenza emotiva, mentre nell’altro i partecipanti hanno affrontato un dolore fisico mantenendo la mano non dominante all’interno di acqua ghiacciata. Un questionario analogo al primo, al termine dei due test, ha collezionato le percezioni provate dagli studenti.

I due tipi di dolore, concettualmente molto diversi tra loro, sono invece risultati molto simili e sono stati percepiti con un senso di esclusione e solitudine che innesca un disagio generale. Sia che si tratti di un tradimento da parte di un amico oppure di una botta in testa, ciò che viene suscitata, quindi, è una serie di emozioni negative: si abbassa l’autostima, ci sembra di perdere il controllo della situazione, ci si sente esclusi dal gruppo, la vita ci sembra avere meno significato e impenniamo gli atteggiamenti antisociali. Sembra strano? Affatto, se si pensa che si reagisce naturalmente così di fronte alle delusioni o ai periodi negativi della vita. Anche quando ci scontra con una malattia, cioè il dolore fisico per eccellenza, vengono innescate emozioni analoghe. Il senso di esclusione e la solitudine, infatti, sono scatenati anche del malessere fisico e ciò mette in luce la reazione emotiva nei confronti di un disturbo fisico. “Studi precedenti hanno messo in evidenza la tendenza dei professionisti della salute a dubitare del dolore riportato dal paziente quando questo si manifesta contemporaneamente a situazioni di disagio psicologico come gli stati depressivi. – commenta Paolo Riva, ricercatore del team dell’università italiana – In quest’ottica, il dolore riportato da chi soffre può essere erroneamente attribuito dagli operatori alla depressione piuttosto che il contrario, ossia l’attribuzione della situazione di disagio psicologico alla presenza di dolore fisico”.

L’impatto scientifico di questi risultati può quindi contribuire a potenziare la gestione del dolore nei pazienti affetti da una qualsiasi patologia, dando maggiore credibilità alla sofferenza psicologica e al disagio che ne possono scaturire. Più leggero, forse, ma da non sottovalutare, è anche l’alibi offerta a chi soffre molto per un dolore psicologico e ci sta male, davvero, anche fisicamente. Quindi siamo giustificati a star male anche per amore, ad esempio. Perché se non c’è differenza di percezione tra il dolore dell’anima e quello del fisico, allora un tradimento è come un dito schiacciato. L’amica che ci esclude, come un pizzicotto. Il mal d’amore come una botta in testa.

Foto Flickr

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