martedì 25 ottobre 2011

Ragazzino…ma ti sei bevuto il cervello?

Tonto sei e tonto ci rimani, verrebbe da commentare. Con rassegnazione dei genitori di fronte a figli che non spiccano per acume in mezzo ai compagni di giochi già in tenera età, quando le differenze di apprendimento e rielaborazione dei bambini identificano il piccolo genio in mezzo agli altri. E se il piccolo genio non sei tu, altro rimedio non c’è che puntare su altre qualità come la bontà d’animo o la caparbietà. Fortuna che, di fronte a questa condanna alla stupidità eterna, siamo smentiti dalla scienza. Ho appena letto su Nature uno studio interessante sulle variazioni del quoziente intellettivo durante l’adolescenza, periodo in cui il cervello sembra avere ancora la capacità di crescere. L’intelligenza non è statica? Al di là delle riflessioni filosofiche che si potrebbero costruire, sembra proprio che ci sia la possibilità di diventare più o meno dotati con gli anni. I ricercatori dell’University College of London hanno esaminato il quoziente intellettivo (QI), attraverso le capacità verbali e non verbali, di 33 adolescenti – 19 ragazzi e 14 ragazze – nel 2004 all’età di 12-16 anni e hanno successivamente rivalutato gli stessi soggetti nel 2008, secondo i medesimi parametri. A distanza di quattro anni, i ragazzi hanno registrato delle variazioni di QI fino a 20 punti, in associazione al cambiamento di densità della materia grigia in alcune aree specifiche, osservata attraverso la risonanza magnetica. Un dato molto elevato: se si considera che l’intelligenza media è di 100 punti, è facile intuire come 20 punti ti possano trasformare da bambino mediamente intelligente ad adolescente che rasenta il limite inferiore della normalità. Insomma, un peggioramento significativo che – e questa è un sollievo – procede anche in direzione opposta. Siete stati etichettati come bambini non particolarmente dotati? C’è speranza che qualche anno dopo possiate recuperare dei punti che vi facciano rientrare nel gruppo degli intelligenti. Anche se non del tutto, sottolineano i ricercatori: alcuni adolescenti, infatti, hanno mostrato un miglioramento o un peggioramento solo delle capacità verbali o di quelle non-verbali, o di entrambe, con una casistica che rispecchia l’enorme plasticità del cervello.

Come si convive con l’idea che la nostra intelligenza sia variabile? Ovviamente, l’ideale sarebbe nascere già dotati e spiccare il volo in adolescenza con qualche punto di intelligenza guadagnato grazie al completo sviluppo del cervello. Andrebbe bene anche rimanere stazionari oppure peggiorare in un ambito ma migliorare nell’altro: si potrebbe sopportare, ad esempio, di non avere più una grande dimestichezza di linguaggio (intelligenza verbale) ma essere diventati, improvvisamente, bravissimi a completare le sequenze logiche di immagini (intelligenza non verbale). Niente di grave, sarebbe come essere stati indirizzati al liceo classico e invece si era portati per lo scientifico. Vabbè, al massimo si sarà scelta la scuola sbagliata. Sicuramente vince chi da bambino era considerato un po’ stupidotto e poi è sbocciato nell’adolescenza. La rivincita inaspettata. Difficilissimo da affrontare, invece, è perdere un po’ di QI. Come crescere essendo ritenuti molto intelligenti e poi diventare normali. A me l’adolescenza ha davvero lasciato la percezione di essermi rincitrullita – un poco. E’ vero, ogni adolescente, complici le turbolenze ormonali legate all’età,  è più sciocco-frivolo-distratto-umoralmente instabile tanto da sembrare più stupido rispetto a quando era bambino. Ma poi si matura, i livelli ormonali rientrano nella normalità e tutto si stabilizza senza irreparabili conseguenze. Apparentemente. Perchè magari si è perso qualche punto di QI senza accorgersene, distratti dai turbamenti dell’adolescenza. Ma avranno forse ragione gli anziani – dalle mie parti – che la chiamano ‘età della stupidéra‘, proprio perchè il rischio di diventare più stupido è reale?

FOTO: Flickr

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