mercoledì 14 settembre 2011

Polli, suini e altri contatti

Complici le temperature e le abbronzature ancora non del tutto sbiadite, ci sentiamo ancora lontani dalla brutta stagione. Con freddo, cappotti e l’immancabile influenza. Quest’anno, ho deciso e già segnato in agenda, lo faccio anch’io. Non il vaccino, piuttosto il balletto mediatico sulle note dell’influenza stagionale, sotto le luci allestite in anticipo per il periodo natalizio. Loro, gli epidemiologi – quelli che saranno chiamati a parlare sui giornali tra un paio di mesi – hanno già iniziato a lavorare e a passarsi le informazioni per le campagne di prevenzione annuali e attuare le opportune misure sanitarie.

Il Ministero della Salute mette online la composizione del vaccino contro l’influenza stagionale 2011-2012, basata sui dati internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: per limitare il numero dei contagi, il vaccino trivalente sarà composto dagli antigeni delle passate epidemie, nel caso specifico la A/California/7/2009 (H1N1), A/Perth/16/2009 (H3N2) e B/Brisbane/60/2008. Povero H1N1, protagonista indiscusso delle passate stagioni: ve la ricordate l’influenza suina, no? Ecco. Lui. Che dopo tutto quel clamore, in cui veniva descritto come cattivissimo, pericolosissimo e pure intelligentissimo – perché aveva trovato il modo di passare dal suino all’uomo – ora è diventato un normale virus da naso chiuso e brividi di freddo. Certo è che l’OMS ha dichiarato chiuso il periodo di pericolo della presunta pandemia nell’agosto del 2010 e l’entrata nella fase post-pandemica del virus. Quindi, archiviato il virus suino, la prossima influenza stagionale sarà nella norma. A meno che…

Sono stata colpita da una news su The Lancet, rivista scientifica autorevole, intitolato ‘The return of H5N1?’ che rimanda a una raccomandazione della UN Food and Agriculture Organitation per aumentare il livello di vigilanza e monitoraggio nei confronti, invece, dell’influenza aviaria. Sì, quella del 2003, che costrinse ad abbattere milioni di volatili e indusse le persone a mangiare polli in tv, per placare la psicosi generale indotta dagli stessi media. Con 564 casi, di cui 330 decessi dal 2003 ad oggi (dati OMS),con un picco nel 2006 che coinvolse anche il nostro Paese, è stata eliminata nella maggior parte dei Paesi in cui si era diffusa. Ma è rimasta endemica in 6 nazioni (Bangladesh, China, Egypt, India, Indonesia and Vietnam) e ora sembra che stia aumentando il numero dei casi a causa della sospensione della vaccinazione nazionale per pollame avvenuta in primavera. L’avviso a tenere gli occhi aperti riguarda, per il momento, il mondo veterinario: il virus è in fase 3, cioè epidemico per gli uccelli con possibilità di qualche caso nell’uomo, solo se a stretto contatto con un animale infetto. Niente ‘salto della specie’ famoso e contagio uomo-uomo. Ovviamente, la comunità scientifica richiede il monitoraggio e la segnalazione dei casi e avverte la possibilità di un ritorno, in alcune aree, del virus aviario in casi sporadici a stretto contatto con animali necessariamente infetti.

Chissà se qualcuno leggerà questa news del Lancet e il comunicato della FAO e ci farà qualcosa. Probabilmente si dovrà aspettare che l’interesse collettivo sia rivolto verso i malanni di stagione e i primi sintomi pseudo-influenzali. E magari dovremo anche aspettare che molte più persone guardino il film di Sodebergh intitolato “Contagion”, quello che descrive lo scenario possibile – terrorizzante – di una pandemia globale. Insomma, la situazione che ci hanno prospettato giornali e tv più di una volta negli ultimi anni.

Stiamo a vedere. Tra un paio di mesi se ne parlerà, dell’influenza stagionale. Magari con le stesse tinte minacciose e cupe. D’altra parte, senza pandemia, che inverno sarebbe???

FOTO: Flickr

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