domenica 4 settembre 2011

Il boomerang mediatico, l’acqua fresca e Piero

Un effetto placebo, appunto: si crede a ciò che viene scritto, a ciò che si sente e, complice l’emotività legata al nostro stato di salute, anche un po’ a quello che ci è più comodo credere.

Navigando qua e là, si incontrano molti casi in cui si discute di questi argomenti con termini non dico sbagliati ma quantomeno inopportuni. Forum e blog, dove la partecipazione di chiunque è ben accetta, ma anche siti più attendibili, e quindi gestiti da professionisti, che comunicano in  modo facilmente fraintendibile. Conseguenza, una serie di informazioni non scientificamente corrette e ancora più dubbi e timori, in chi legge, nei confronti di temi che non si capiscono bene. Non che io voglia criticare o insegnare chissà cosa. Solo raccogliere, parlare, analizzare con gli strumenti che ho: lo scetticismo – e perché no, anche una sana diffidenza - il mio lavoro, gli anni dell’università a parlare di geni&Co., una frequenza di 3 domande al secondo che mi faccio lungo l’intero arco della giornata.

Mi sono appassionata, nelle ultime settimane, a una querelle nata sul web tra un blogger milanese, Samuele Riva e una multinazionale di prodotti omeopatici, la Boiron. Il primo, 28 anni e un blog ‘con articoli di scienza, politica e religione: astenersi perditempo e Silvio Berlusconi’, scrive un paio di articoli di critica e scetticismo nei confronti dell’omeopatia, citando l’Oscillococcinum noto come rimedio antinfluenzale, da lui provato senza ottenere alcun beneficio. L’altra, azienda farmaceutica famigliare da 80 sedi nel mondo e 689 milioni di incassi nel 2010, intima al blog di rimuovere le foto del prodotto citato con una lettera ufficiale a meno di non incorrere in una causa legale per diffamazione e conseguente oscuramento del blog.

E’ scontato che il popolo di internet abbia reagito con un aumento esponenziale dei contatti riguardo alla vicenda, per la solita logica che l’obbligo a tacere su un argomento suscita la voglia di parlarne ancora di più. Tanto che finisce sulle pagine del British Medical Journal, pilastro tra le più eminenti riviste scientifiche internazionali, con un articolo di commento firmato da Fabio Turone, giornalista scientifico nostrano.

Indipendentemente da come si concluderà l’episodio – la Boiron dichiara di essere stata fraintesa e che non ha di fatto alcun interesse a prendersela con il blog – fa riflettere l’effetto Straisand suscitato dall’espressione di un’opinione, peraltro supportata da dati e riferimenti scientifici. Fanno riflettere i mezzi utilizzati perché, lavorando nel settore, posso supporre che la multinazionale abbia un team di crisis management, in cui alcuni esperti elaborano strategie di comunicazione per tutelare e ripulire l’immagine pubblica dell’azienda dopo attacchi – e presunti tali – all’attendibilità ed efficiacia dei prodotti commercializzati. Fa riflettere, più di tutto, che il boomerang mediatico è stato scatenato da una comunicazione fraintendibile e, dunque, poteva essere evitato a tutto vantaggio dell’azienda omeopatica.

Peraltro, nel campo dell’omeopatia ci si dovrebbe aver fatto il callo a critiche e sguardi scettici, dal momento che non ne sono mai state confermate ufficialmente le basi scientifiche e, di tutta risposta, compaiono invece pubblicazioni scientifiche che collezionano dati sulla sua dubbia efficacia.

Granuli da sciogliere sotto la lingua e gocce omeopatiche sono solo zuccherini? Sono molti gli studi che ipotizzano che, dietro l’efficacia di trattamento con Euphrasia officinalis, Pulsatilla e altri, ci sia solo un effetto placebo, cioè il potere di guarigione dell’autosuggestione. Perché sappiamo che convincersi che una terapia, sia essa con pillole o iniezioni, ci farà bene potenzia l’effetto del trattamento stesso. Ad oggi, sono state individuate anche delle basi biochimiche che spiegano come, di fronte all’estrema fiducia nei confronti di una terapia per alleviare le nostre sofferenze, l’organismo rilasci alcune molecole in grado di creare un effetto antalgico con conseguente diminuzione della percezione del dolore e un maggiore controllo di battiti cardiaci e respirazione. Anche la fiducia nel medico curante, che abbia un atteggiamento benevolo e rassicurante, contribuisce al buon esito del trattamento potenziando la risposta fisiologica nei confronti della ‘medicina’. Sono molti gli studi recenti pubblicati sulle riviste specializzate più autorevoli, da PlosOne a The Lancet che confermano come sia questa interazione di più fattori a innescare effetto placebo. Non da ultimo, il tipo di trattamento: si crede di più all’iniezione che alla pillola, alla compressa piccola piuttosto che a quella grande, e si ottiene una maggiore remissione dei sintomi se le pillole sono verdi per curare l’ansia o gialle per la depressione. L’effetto placebo, oltre ad essere stato qualificato dalla comunità scientifica internazionale come metodo di confronto per valutare l’efficacia di un trattamento farmacologico negli studi di ricerca  (mai sentito parlare di trial clinico in cieco o doppio cieco? Due gruppi di pazienti sono trattati, per gli stessi sintomi, con un farmaco sperimentale e un placebo: i risultati effettivi della terapia farmacologica sono quantificati in base alle risposte dei pazienti al placebo, cioè i benefici ottenuti semplicemente fidandosi della nuova cura), sembra essere anche il dogma su cui si fondano le cosiddette medicine alternative’, che uniscono la pratica medica all’atmosfera magica del trattamento.

In realtà, agopuntura, fitoterapia e omeopatia danno davvero dei benefici. Ma se ne per le prime la fondatezza scientifica è confermata dai dati, per la terza l’orizzonte sembra ancora incerto sebbene goda di molta popolarità. Approfondendo la questione, mi è tornato alla mente il processo subito da Piero Angela per diffamazione, reo di aver sollevato l’infondatezza scientifica della pratica omeopatica durante una puntata di Superquark. Citato in giudizio dalla Società Italiana Medici Omeopatici, fu assolto per aver dichiarato che i rimedi omeopatici sono soltanto acqua fresca.

Credo nell’effetto placebo e nel potere della mente.

Credo nell’agopuntura e anche un po’ nella fitoterapia, ma solo perché ho lavorato con un medico cinese e ho avuto l’opportunità di ricredermi.

Credo che ognuno, per stare meglio, possa scegliere il metodo che preferisce. Credo che, però, un certo atteggiamento critico nei confronti di alcune pratiche eviterebbe di incorrere in rischi per la propria salute. Credo che non sia un male avere la possibilità di scegliere tra metodi più naturali per non abusare troppo dei farmaci, soprattutto in un’era di psicosi contro malattie e pandemie come la nostra.

Credo però che la scienza, rimane scienza e che, a cercare bene, si possono trovare gli strumenti per distinguere ciò che è scienza da ciò che non lo è.

E, perché no, io credo anche a Piero Angela che, fin da bambina, mi ha insegnato tante cose con i suoi documentari, guidata dalla sua voce rassicurante. Solo a canticchiare l’Aria sulla Quarta Corda di Bach mi sento subito meglio. Sarà questo, il mio effetto placebo?

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